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venerdì 10 aprile 2015
Sorgenti aperte
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E pluribus Unix
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mercoledì 21 aprile 2010
Tempi moderni
Bossi jr: "Il tricolore, per me identifica un sentimento di cinquant'anni fa"
Mica come Alberto da Giussano.
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domenica 5 luglio 2009
AI - Artificial Intelligence
La storia della AI ha un che di divertente, perché i primi risultati veri furono fantastici: macchine capaci di dare dimostrazioni di logica o di ottenere buoni voti in un corso di analisi matematica. Poi, però, cominciammo a realizzare macchine che fossero in grado di rispondere a domande su storie semplici come quelle che si trovano in un libro per bambini di sei anni. Non ci siamo ancora riusciti.
Marvin Minsky
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martedì 23 giugno 2009
UFO o non UFO?
O siamo soli nell'universo o non lo siamo. In entrambi i casi, la prospettiva è terrificante.
Arthur C. Clarke
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La fabbrica più vecchia del mondo (1)
E' la fabbrica del consenso. Ogni forma di governo, ogni regime, ogni struttura gerarchica che voglia continuare a campare ne ha sempre avuta una propria che la giustifichi e che motivi e gratifichi i propri sottoposti.
Qualche volta questa fabbrica è più evidente, qualche volta è più implicita. Qualche volta è una censura istituzionale, un ufficio di propaganda ben definito, una legge capestro sulla libertà di stampa, mentre in alcuni casi è solo una serie di forze naturali, che non per questo possono considerarsi eque, un po' come non può considerarsi tale la legge della giungla.
Più la fabbrica è efficiente, più è invisibile e impercettibile e allo stesso tempo pervasiva e avvolgente come l'aria, ma impenetrabile come un muro di gomma.
Meno di un anno fa ho avuto l'occasione di leggere il libro "La fabbrica del consenso" di Edward S. Herman e Noam Chomsky. Con questo articolo voglio sintetizzare le tesi del libro e dare qualche spunto di riflessione. Il punto che il libro si propone di dimostrare e spiegare è che le cosiddette democrazie occidentali (e in particolare quella leader degli USA), pur fondandosi apparentemente solo su delle "libertà" come quella di impresa, di parola, di stampa, di associazione ecc, hanno in sé dei vincoli automatici che ostacolano in maniera determinante la circolazione equa dell'informazione e dell'esposizione dei pareri, delle idee, dei punti di vista. Questa tesi viene chiamata "modello di propaganda".
Come è possibile che si generino questi vincoli in democrazie dove vige la libertà di parola e di stampa? La risposta è che la società capitalistica, basandosi sul libero mercato in ogni aspetto della circolazione delle notizie, produce automaticamente dei filtri che assecondano il punto di vista di una classe privilegiata, persino contro l'evidenza dei fatti.
Cominciamo quindi con la descrizione di questi filtri.
Il primo filtro, che è anche il più scontato, è la proprietà. Possedere un mezzo di comunicazione di massa non è da tutti: ci vogliono tanti soldi per sostenere un'attività duratura che produca flussi ininterrotti di notizie, consumi tonnellate di carta di qualità, invii reporter qualificati in ogni parte del mondo, ottenga la costosa concessione per trasmettere su frequenze nazionali, distribuisca contenuti aggiuntivi insieme al pacchetto (come libri e videocassette allegate ai giornali), produca film pieni di effetti speciali e trasmissioni dai budget faraonici. E quando dico "tanti" soldi intendo "a palate". Chiunque sia in possesso dei requisiti finanziari che consentano di ottenere questi mezzi, evidentemente appartiene ad una classe privilegiata non perfettamente rappresentativa di tutta la popolazione e che influenzerà in qualche modo i contenuti trasmessi nel mezzo. In alcuni casi sarebbe possibile accedere a simili capitali attraverso l'associazione di più individui appartenenti a una classe non privilegiata, ma ciò è vero entro certi limiti: da una parte la competizione rende sempre più difficile sostenere delle attività così dispendiose senza orientarle al profitto e senza l'appoggio di chi controlla lucrose attività produttive, dall'altra chi dirigerà poi materialmente un mezzo di comunicazione così ricco e importante rischia egli stesso di entrare a far parte della classe privilegiata. Comunque sia nella stragrande maggioranza dei casi i gruppi economici che gestiscono questi mezzi sono gli stessi proprietari di altre gigantesche strutture produttive. Per citare un esempio su tanti, il colosso industriale americano General Electric controlla anche la NBC Universal, grande compagnia di media ed entertainment, ma anche in Italia non mancano certo esempi simili. Gli stessi ricchi dirigenti di queste società passano da una industria manifatturiera ad una società di comunicazione e viceversa, con una certa disinvoltura. Riassumendo, la selezione del libero mercato tende a produrre concentrazioni di società di comunicazione sempre più grandi in dimensioni, sempre più legate a doppio filo con la proprietà delle attività produttive, dirette sempre più spesso dagli stessi loro dirigenti, sempre più orientate al profitto che le autosostenga.
Un secondo filtro, non meno importante, è la pubblicità. Gli inserzionisti (altre grosse società) assumono il potere di decidere a chi fornire un vantaggio competitivo nel libero mercato scegliendo su quale mezzo acquistare spazi pubblicitari. L'inserzionista favorisce chi trasmette dei contenuti che non mettano in discussione i suoi prodotti, il sistema capitalistico che lo fa prosperare, la classe privilegiata a cui appartiene il proprietario, ma anche quei contenuti, meglio se diretti ad un lettore in condizione di spendere molto, che creino un clima adatto a rendere il fruitore propenso all'acquisto dei suoi beni e servizi. L'editore, da parte sua, compete più che può per assecondare i desideri dell'inserzionista, essendo orientato al profitto, e dovendo competere con chi, avendo tanti inserzionisti, ha a disposizione più capitali da investire nell'attività di comunicazione. Stravolgendo il senso comune si potrebbe dire che l'editore non vende contenuti ad un lettore o spettatore, ma che al contrario vende il proprio pubblico a degli inserzionisti usando i contenuti come riempitivi per ospitarne la pubblicità. Considerato che per l'inserzionista è essenziale che il riempitivo non sia a lui ostile, che il pubblico non è tutto uguale ma vale di più quello che può spendere di più, che si calcola dal 70% al 95% la percentuale di introiti di tv e giornali derivante dalla pubblicità, diventa ovvio quale sia l'influenza che essa esercita sulle notizie. L'editore che non inseguirà lo sponsor soccomberà alla selezione naturale del libero mercato.
Il terzo filtro sono le fonti di notizie. I mezzi di comunicazione di massa hanno l'esigenza di un flusso costante di notizie affidabili da trasmettere, possibilmente in una forma quanto più possibile "pronta all'uso". Naturalmente è impossibile avere giornalisti disseminati in ogni luogo in cui sia possibile un evento da riportare, perciò ci si concentra presso le fonti di notizie maggiori, dove si fanno tante conferenze stampa e si emettono continuamente importanti dichiarazioni e comunicati, si producono statistiche. Inoltre riportare notizie da fonti non ufficiali espone in alcuni casi a problemi legali come cause per diffamazione. Le fonti che rispondono nel miglior modo possibile alle esigenze dei mezzi di comunicazione finiscono quindi per essere quelle governative, le più "ufficiali", le più numerose, quelle avvalorate dai presunti esperti più autorevoli, le più orientate alla stampa. Istituzioni come il Pentagono degli USA spendono capitali inarrivabili per gli altri nella pubblicazione di dossier, nella diffusione di comunicati, di dati di vario genere. Inoltre queste istituzioni hanno spesso dei contatti diretti sui luoghi in cui si verificano gli eventi e cercano di fornire le notizie in una forma quanto più possibile già pronta all'uso per i media, addirittura sincronizzando in una certa misura gli orari delle conferenze stampa con quelli dei notiziari televisivi. Naturalmente le fonti governative hanno una posizione politica ben definita e motivata e operano un'accurata selezione delle notizie su cui bisogna insistere, trascurando quelle più scomode, imponendo implicitamente su di esse il proprio punto di vista, dosando il tono e i dettagli più funzionali ai propri scopi. L'utilizzo di fonti con una pretesa di notevole oggettività come il governo consente fra l'altro di ridurre la spesa in vera investigazione giornalistica. Stando così le cose, si forma un rapporto di reciproco interesse tra il governo che spesso produce le notizie (tante, pronte, "ufficiali") e il mezzo di comunicazione che si limita a riferirle al grande pubblico. La dipendenza delle società di comunicazione diventa tale che non è più conveniente criticare una fonte così importante per la propria attività, tanto più che il governo è lo stesso che concede le licenze di uso di risorse preziose come la banda di trasmissione televisiva. In questa posizione di "fornitore", il governo può ostacolare con il suo peso una politica sfavorevole di una società di comunicazione, ad esempio imponendo ai propri esperti militari di non partecipare alle trasmissioni in cui siano invitati anche personaggi ad esso sgraditi. Il governo può anche dar vita o sponsorizzare una serie di enti, istituzioni o comitati che diano una maggiore aura di autorevolezza a questi suoi esperti, ostracizzando invece quelli ostili.
Gli ultimi due filtri li vedremo meglio nella seconda parte di questo articolo, ma per ora si può anticipare che sono in un certo senso indirette conseguenze dei primi tre. L'uno tratta in particolare degli attacchi polemici, concertati o meno da varie lobby, rivolti a un particolare articolo o trasmissione televisiva che canti "fuori dal coro" della propaganda governativa. L'altro è l'ideologia, tradizionalmente identificabile in Occidente, ma soprattutto negli USA, con l'anticomunismo, e che più di recente è stata gradualmente trasformata nella più generica guerra al terrorismo, dove con esso si tende ad etichettare chiunque si opponga con le armi alla politica estera del governo americano.
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martedì 27 gennaio 2009
Change has come (?)
All'improvviso mi svegliai e dissi: "Alice, Alice cos'è cambiato fra di noi?".
Lei disse: "Ma io non sono Alice".
Allora capii ...
da "Baol", Stefano Benni
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venerdì 10 ottobre 2008
La saggezza di Gordon Gekko
Dei comandamenti del capitalismo:
- L'avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo. L'avidità in tutte le sue forme: l'avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l'umanità. E l'avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l'altra disfunzionante società che ha nome America.
- Il più ricco 1% del paese possiede metà della ricchezza del paese, 5 trilioni di dollari. Un terzo di questi viene dal duro lavoro, 2/3 dai beni ereditati, interessi sugli interessi accumulati da vedove e figli idioti, e dal mio lavoro, la speculazione mobiliare-immobiliare. È una stronzata, c'è il 90% degli americani là fuori che è nullatenente o quasi. Io non creo niente, io posseggo.
- Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato.
- Se vuoi un amico, prendi un cane.
- È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione.
(Da "Wall Street" di Oliver Stone)
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domenica 9 marzo 2008
Gara al ribasso
Il mio complesso di inferiorità non è buono quanto il tuo.
Fortune
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lunedì 25 febbraio 2008
L'Amleto immaginario
Meglio una salute malferma o una solida ipocondria? Questo è il problema.
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venerdì 28 dicembre 2007
domenica 16 dicembre 2007
sabato 15 dicembre 2007
Costanti universali
Che paese, l'Italia: mi sono distratto un attimo e non è successo niente.
Pericoli & Pirella
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domenica 9 dicembre 2007
Terzio Demonio
Quando giunse sul pianeta, tutto ciò che si aspettava dipendeva dai pregiudizi assorbiti in anni di propaganda negativa, ma era sempre stato scettico al riguardo e dentro di sé sentiva che neanche un decimo di ciò che si raccontava in giro era verosimile.
Il gruppo del suo pianeta d'origine lo aveva inviato lì in missione per diffondere la Dottrina. Lo avevano messo in guardia su quanto quei Terziani fossero riluttanti alla conversione e di quanto in parte continuassero ad esserlo alcuni piccoli e sparuti centri di potere clandestini del pianeta. Da quando le missioni erano giunte su Terzio alcuni anni prima, grandi progressi erano stati fatti, ma era stata dura. La popolazione non era molto progredita per cultura e tecnologia, ma era così coriacea e da alcuni studi sembrava che le caratteristiche genetiche della specie autoctona ostacolassero ancor più la correzione del degrado e dei vizi così diffusi.
I miglioramenti avevano avuto un costo: dall'insediamento dei primi centri di rieducazione, quasi una ventina di missionari più giovani di lui erano stati assassinati in imboscate di guerriglieri e in alcuni casi i corpi orrendamente mutilati o studiati nei laboratori di quelli. Questo pensiero lo terrorizzava a morte. L'appoggio del Governo alla Dottrina per fortuna però era stato energico e una spedizione militare inviata inizialmente a protezione dei missionari, in seguito fu rafforzata per pacificare per sempre il pianeta, ottenere la gestione delle sue risorse ed indirizzarle verso una distribuzione più adeguata ai bisogni di tutto l'Impero, ma anche per stabilire basi per la diffusione sul posto dei prodotti lavorati della Galassia centrale. Si trattava dei prodotti imperiali che dovevano sostituire, a beneficio di tutti, quei ridicoli "giocattoli" sui quali si basava quella loro economia primitiva.
In quel braccio della Galassia, ogni pianeta aveva appreso e messo in pratica rapidamente, guidato dalla propria classe dirigente opportunamente istruita dai missionari, gli insegnamenti della Dottrina. Lì sì che avevano compreso gli enormi vantaggi dell'ortodossia e abbandonato per lo più il vizio. Presto avrebbero anche goduto del giovamento portato dall'afflusso delle merci dell'Impero e dall'oculata gestione imperiale delle risorse locali. Certo la riconversione economica aveva portato qualche squilibrio e povertà diffusa tra gli abitanti ormai decimati su quei pianeti, ma presto le cose sarebbero cambiate. Si poteva esserne certi, c'era la garanzia dell'Imperatore su questo.
Molte canaglie su Terzio D invece si ostinavano caparbiamente nella rivolta armata. La spedizione militare, per contrastare le ribellioni, era costretta a soluzioni drastiche e alcuni esemplari terziani non direttamente coinvolti nella guerriglia erano rimasti danneggiati o scomparsi a causa delle opere di vigorosa pacificazione e stabilizzazione. Le condizioni della popolazione erano pessime, ma bisognava sconfiggere la barbarie di quei criminali perché i benefici dell'appartenenza all'Impero potessero farsi sentire, così s'era espresso l'Imperatore negli ultimi interventi pubblici.
Ad alcuni missionari come lui veniva concesso di portare conforto alle popolazioni locali nei teatri di guerriglia. Ogni giorno nei bollettini informativi di tutto l'Impero venivano riportati fatti cruenti, ogni giorno un missionario, un soldato, o ancora una decina di esemplari terziani rimasti uccisi a causa di quei violenti. Non riusciva a capacitarsi della malvagità della popolazione terziana verso i propri simili e verso chi come lui andava lì in missione per il loro bene.
Scese dal veicolo, appena atterrato nel campo militare, e trovò un ufficiale ad accoglierlo.
- Benvenuto, indottrinatore... Amer, giusto? - disse quello sfogliando alcuni documenti.
- Giusto.
Fu accompagnato nei lussuosi palazzi circondati dai militari. In quegli edifici spesso venivano ospitati i giornalisti che riportavano le notizie per le trasmissioni dell'Impero. In questo caso ospitarono per la prima accoglienza anche Amer, prima che potesse essere inviato nella vera destinazione della missione. Fu prima sottoposto alle perquisizioni rituali, ma essendo un indottrinatore non fu infastidito più di tanto dai soldati poiché verso essi usavano un certo riguardo.
Mentre attraversava gli interminabili corridoi, notava le molte ricchezze terziane che erano state raccolte lì, in parte per dimostrare come, nonostante la guerriglia e l'insicurezza, l'Impero riusciva a salvare dalle mani dei ribelli tante straordinarie opere d'arte del passato.
Finalmente il soldato lo lasciò davanti ad un ingresso.
- E' ancora qui il suo indottrinatore guida. Entri pure, le spiegherà tutto quel che c'è da fare e alcune cose da sapere sul luogo dove andrà - disse prima di sparire lasciando dietro di sé il rumore sordo dell'armatura da guerra.
Amer entrò ed ebbe il colloquio con la guida. Più tardi andò a riposarsi per una prima notte nella stanza che gli era stata assegnata.
Ciò che la guida gli aveva detto lo aveva sconvolto: le sue parole gli risuonarono ancora nella mente fino a poco prima che riuscisse a prendere sonno.
- Questa è una specie difficile. Terzio D è il nome che è stato dato al loro pianeta secondo le convenzioni imperiali, essendo il terzo del suo sistema. E' raro, sa? I pochi altri già scoperti in questa strana posizione ovviamente sono Terzio A, B e C. Rispetto a quelli però questo posto è un inferno, per questo fra noi si dice che la D di Terzio D stia per "Demonio", la personificazione del male secondo certe credenze pagane di questo pianeta.
Pochi invece sanno il nome usato dagli indigeni per questo mondo: "Terra". Curioso, vero? - così a fine colloquio aveva detto, quasi divertita, la guida.
(scusa Brown!)
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sabato 1 dicembre 2007
Aspirazioni contenute
Potrei essere Capitano per anzianità, ma non ho mai voluto essere
nient'altro che un ingegnere.
Scott, "Relics" (The Next Generation - Star Trek), data astrale 46125.3
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giovedì 29 novembre 2007
Ricomincio da qui
Dopo tanti mesi di silenzio, dopo quasi un anno con un mezzo-blog, ho deciso di traslocare e riprovarci qui.
Visto che si avvicina l'anno nuovo, preparo i buoni propositi. Saranno:
- scrivere piccoli racconti di fantascienza e poesiole (artigianato)
- raccogliere le citazioni che mi colpiscono di più (citazioni)
- fare qualche riflessione sull'attualità o sulla routine quotidiana (riflessioni)
- fare un po' di divulgazione "tecnologica" (informatica)
- variare sondaggio ogni qualche mese
- se nel frattempo riesco anche a fare "il mio dovere" di studente non è male
Vediamo come va stavolta.
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sabato 3 marzo 2007
venerdì 9 febbraio 2007
Il lonfo
Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s'archipatta.
E' frusco il lonfo! E' pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e t'arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.
(da "Gnosi delle fanfole" di Fosco Maraini)
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venerdì 19 gennaio 2007
Questioni di principio
Prima della rissa
Bambino: "Che sta succedendo qui?"
Trinità: "Hanno offeso la legge"
Bambino: " No!"
Trinità: "Si!"
Trinità: "Hanno detto che io sono un figlio di una vecchia bagascia..."
Bambino: "Questo è grave! Ora come la mettiamo ragazzi!?"
Dopo la rissa
Trinità: "Be', quando ha detto che nostra madre è una vecchia bagascia..."
Bambino: "Ma è la verità!"
Trinità: "Si, ma non è vecchia!"
(da "Lo chiamavano Trinità...")
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