venerdì 10 aprile 2015

Sorgenti aperte

Negli ultimi anni si sente spesso nominare termini informatici come “Open Source” e “Software Libero”. Potrebbero sembrare termini riservati agli addetti ai lavori e in effetti forse è così, ma le implicazioni di carattere generale di cui sono portatori possono giustificare una certa curiosità a riguardo anche da parte di chi non si occupa di questo settore.

La maggior parte delle persone associa questi termini a programmi gratuitamente disponibili e non è un'intuizione sbagliata, solo un po' riduttiva. Quando acquistate un software comune, come Microsoft Windows o Office o il Norton Antivirus, vi viene distribuito in una forma che è comprensibile solo da un computer: tentare di risalire al significato di tutto ciò che è codificato in quel programma, quali sono con esattezza le operazioni che compie e soprattutto modificarle, è impresa non impossibile, ma nella pratica la difficoltà è tale da scoraggiare i migliori programmatori. Naturalmente gli sviluppatori del programma che avete acquistato non lo hanno scritto direttamente in quella forma così astrusa. Lo hanno prima scritto in un linguaggio (di programmazione) che, per quanto per la maggior parte delle persone sia comunque incomprensibile, è molto più vicino alla logica del linguaggio umano. Una volta codificato in questa forma gli sviluppatori lo hanno trasformato con un sistema automatico nel linguaggio comprensibile alla macchina. La sequenza di istruzioni contenute nel programma è detta “codice sorgente” quando è nella forma più comprensibile all'uomo e prende il nome di “codice eseguibile” o “binario” quando è nella forma comprensibile, cioè eseguibile, dal calcolatore.

Dopo questa doverosa premessa che vi ha dato le basi per capire ciò di cui stiamo parlando, cerchiamo di capire la differenza che c'è fra un tradizionale software commerciale a sorgente chiuso e uno cosiddetto “libero”.


Una società che distribuisce software a sorgente chiuso custodisce gelosamente il segreto del codice sorgente che i suoi sviluppatori hanno prodotto, ma cerca di diffondere in ogni modo quello eseguibile, di solito a pagamento, ma non necessariamente. Il codice sorgente per essa è, come la formula della Coca-Cola, un segreto industriale da proteggere in ogni modo. Inoltre l'acquirente in realtà non acquisisce la proprietà del software che si appresta ad utilizzare, ma semplicemente una licenza che gli consente di usarlo con una serie di limitazioni stabilite dalla società informatica che ne detiene i diritti. Alcune delle limitazioni più comuni sono quelle che impediscono di fare un numero arbitrario di copie del supporto su cui si trova il programma (per esempio un CD o un dischetto) oppure di installare il programma sul PC di un vostro amico oltre che sul vostro, di ridistribuirlo gratuitamente, di rivenderlo, di vedere e studiare il suo codice sorgente, di modificarlo ecc...


Il software libero, d'altra parte, viene distribuito con delle particolari licenze che hanno caratteristiche peculiari. Descriverò in particolare la licenza che fra queste è probabilmente la più diffusa, la GPL (General Public License), usata per la prima volta dal progetto GNU. Questa licenza obbliga il distributore a fornire all'utente anche il codice sorgente del programma e dà diritto all'utente di leggerlo, modificarlo e ridistribuirlo, regalarlo. Un software libero può essere replicato infinite volte senza commettere reato. La GPL impone però di ridistribuire sempre con la stessa licenza un eventuale software derivato da uno già rilasciato con licenza GPL. A questo punto qualcuno si domanderà come è possibile che il software venga distribuito così liberamente, come può un sistema del genere mantenersi in piedi finanziariamente. Le risposte sono molteplici. La più banale è che alcuni programmatori lavorano gratuitamente, al solo scopo di contribuire alla crescita di una comunità volontaria, o perché questo lavoro gli consente di fare esperienza e dimostrare le proprie capacità. Ma ci sono anche molte società a scopo di lucro che si mantengono scrivendo software open source. Ciò è possibile perché la licenza GPL non impedisce di vendere, ma semplicemente di far pagare il bene immateriale del software: per rendere meglio questa distinzione si può dire che si può guadagnare scrivendo un software su commissione, effettuando consulenze su software open source, installare e configurare per l'utente, spedire su richiesta CD contenenti il software, scrivere libri di divulgazione ed effettuare corsi, fornire assistenza tecnica di vario genere. Questo per dire che un'economia sostenibile, almeno per il momento, basata sull'open source è possibile e il proliferare di tecnologie di questo tipo negli ultimi anni ne è la dimostrazione.

Quali sono le questioni attualmente all'attenzione dell'opinione pubblica a proposito dell'open source? Uno degli aspetti più interessanti di questo genere di software è il modello di sviluppo a cui si accompagna. Essendo il codice sorgente liberamente disponibile è molto più semplice scoprire difetti del software (i cosiddetti “bug”) proprio perché esso è potenzialmente sotto gli occhi di qualsiasi programmatore competente. Nel caso del software chiuso i bug vengono alla luce in ogni caso ma in genere è solo la casa produttrice del software che è in grado di effettuare la correzione. Diversamente per i software liberi in tempi rapidissimi qualche volenteroso spesso può correggersi da sé il difetto e proporre agli sviluppatori “ufficiali” la correzione già pronta (quella che viene generalmente chiamata “patch”). I sostenitori dell'open source ritengono che questo renda il software libero addirittura qualitativamente migliore rispetto a quello tradizionale, anche perché, sostengono, un codice sorgente scritto per essere letto da chiunque tende ad avere una struttura più chiara e facilmente modificabile. Un'altra questione fondamentale è l'insieme dei diritti e possibilità che acquisisce l'utente solo se il software è libero. L'impossibilità di leggere il codice sorgente comporta che l'utente non è in grado di conoscere esattamente cosa sta facendo il programma sul proprio computer e ciò ha diverse implicazioni sulla possibilità che venga violata la riservatezza dei propri dati per mezzo di abusi della società produttrice di software. Ad esempio spesso si è insinuato che Microsoft abbia potuto predisporre dei sistemi di accesso non documentati e non autorizzati sui computer che eseguono Windows, sistemi di cui potrebbero essere a conoscenza esclusivamente agenzie di spionaggio americane, come la NSA (National Security Agency). Sto parlando delle famigerate “backdoor governative”. Ma questa considerazione si può anche generalizzare: è noto il caso di un uomo negli USA che ha contestato la sanzione per guida in stato di ebbrezza che gli era stata comminata in quanto il codice sorgente del software utilizzato per calcolare il tasso alcolico nel sangue non era liberamente disponibile e quindi l'autorità non poteva dimostrare la correttezza degli algoritmi usati nell'esame e il tribunale gli ha dato ragione. Ulteriore peculiarità del modello open source è quello della formazione di un gran numero di cosiddetti “fork”. Accade cioè che, siccome i grandi progetti rendono disponibile il codice sorgente, chiunque può decidere di riutilizzare quel codice per fondare un altro progetto alternativo (appunto un fork) che prende il via dal primo ma che poi prende una strada diversa. Sarà poi una sorta di selezione naturale effettuata dagli utenti a decidere se c'è spazio per entrambi i progetti o a decretare il successo soltanto di uno dei due.
Alcuni osservatori del fenomeno ritengono che il modello open source sia il frutto di un entusiasmo ideologico di alcuni programmatori che ha successo esclusivamente perché finanziato da grandi colossi informatici come IBM, Sun Microsystems e altri allo scopo di ottenere software di qualità a bassissimo costo a spese di sviluppatori sottopagati o non pagati per poi basare i guadagni su attività collaterali. Altri ritengono che questo modello sia il futuro dell'informatica.

Il più celebre software rilasciato con licenza GPL è probabilmente GNU/Linux, un sistema operativo libero, un concorrente del quasi-monopolista Microsoft Windows, per intenderci. Negli ultimi anni Linux si sta diffondendo sempre di più e non più soltanto come sistema operativo dei server, ma anche sui personal computer domestici di utenti a volte non molto esperti. Utilizzare questo sistema operativo ha vantaggi e svantaggi, ma si spera che questi ultimi vadano a diminuire col passare del tempo. I vantaggi più evidenti sono quelli tipici di ogni software libero, a cominciare dalla gratuità, ma se ne aggiungono altri che sono interessanti se visti in contrapposizione al più diffuso Windows: pur essendo Linux relativamente recente (è nato nel 1991) è un sistema operativo di tipo Unix, una famiglia di sistemi che hanno origine addirittura alla fine degli anni '60. Gli Unix hanno fatto la storia dell'informatica e sono stati pensati fin dall'inizio per funzionare in presenza di più utenti, di più programmi in esecuzione contemporaneamente e per essere collegati in rete. Usare Linux che ha la struttura dei sistemi di questa famiglia ha dei vantaggi notevoli per la sicurezza. Inoltre, ma questo è solo un vantaggio temporaneo, essendo Linux al momento molto meno diffuso di Windows, non è un bersaglio molto conveniente per chi vuole scrivere virus, anche perché i suoi utenti sono spesso molto più smaliziati di un comune utente di Windows, e di solito sanno come evitare di commettere imprudenze. Aggiungiamo a questo che la stragrande maggioranza delle applicazioni più diffuse disponibili per Linux è anch'essa costituita da software libero. Ciò significa che scegliendo Linux si ha a disposizione un'enorme quantità di software gratuito e libero. Tuttavia oltre ai vantaggi ci sono anche degli aspetti che ostacolano la diffusione di questo sistema operativo. Uno di essi è la minore compatibilità del sistema operativo con le periferiche hardware. E' un problema che va rapidamente scomparendo, ma Linux è comunque ancora indietro rispetto a Windows nel supporto a stampanti, scanner, modem ecc... questo soprattutto perché spesso i produttori di hardware non sono molto interessati a distribuire software o documentazione che consenta a Linux di funzionare facilmente con i propri prodotti, visto che la diffusione di questo sistema non è ritenuta tale da giustificare l'investimento. Un altro problema di Linux è la scarsità di software commerciale disponibile, specialmente in certi settori particolari. Per esempio manca un software professionale equiparabile ad AutoCAD, ma anche questa si spera sia una lacuna destinata a colmarsi col tempo e la diffusione. Infine c'è una caratteristica del target del sistema che ne limita la diffusione: si tratta dell'inerzia degli utenti e delle aziende che necessitano di un minimo di formazione per riconvertire le proprie conoscenze acquisite quasi esclusivamente lavorando su sistemi Microsoft, ed essere pronti all'uso disinvolto di Linux.

Software libero di grande successo si sta diffondendo molto anche sulla piattaforma Windows. Di solito si tratta di software che partendo dallo stesso codice sorgente può essere trasformato in codice eseguibile sia su Linux che su altri sistemi. Alcuni esempi sono: OpenOffice.org in alternativa a Microsoft Office, Firefox ad Internet Explorer, Thunderbird ad Outlook Express, The Gimp ad Adobe Photoshop, ecc...

Nel caso di OpenOffice.org la diffusione è limitata anche dalla politica Microsoft che non apre il formato dei documenti di Office, ovvero non viene resa pubblica la documentazione che spiega la struttura di questi formati (che si modificano anche nel tempo) e gli sviluppatori di software open source sono costretti a sforzi notevoli per raggiungere una compatibilità soddisfacente con essi oltre che a rincorrere nel tempo i loro cambiamenti. Lo stesso avviene con alcuni formati multimediali e protocolli di comunicazione chiusi, come per esempio quello del network di messaggistica istantanea MSN. Di fatto queste politiche portate avanti da chi detiene le quote di mercato più rilevanti ostacolano l'interoperabilità con i software prodotti da terze parti.

Ci sono d'altra parte diversi casi in cui il software libero ha una quota addirittura superiore a quella di qualsiasi altro concorrente: in questo caso l'esempio principale è Apache. Questo è un webserver, cioè un software in grado di gestire uno o più siti web. Apache è il webserver più diffuso in assoluto, ben più del suo inseguitore Microsoft IIS.

Qualcuno sostiene che il modello di sviluppo open source sia destinato col tempo a sostituire quasi completamente il modello tradizionale e addirittura alcuni ricercatori stanno cercando di capire quali sono i segreti di questo modello comunitario, che ha decretato il successo inaspettato di alcuni importantissimi software, allo scopo di trasferire questi vantaggi ad altri contesti oltre quello informatico. Forse Wikipedia si può considerare proprio un esperimento in questo senso: il trasferimento del modello libero e comunitario dalla programmazione informatica alla stesura di un'enciclopedia.
Solo il futuro potrà dirci se questo modello (non solo) economico è sostenibile sul lungo periodo ed è una rivoluzione appena scoppiata oppure se è solamente il prodotto di un'ondata di entusiasmo, in alcuni casi ideologico o accademico, dei programmatori, e che viene cavalcato da grandi società di software, ma destinato a spegnersi come un fuoco di paglia col passare degli anni.

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E pluribus Unix

Per quanto per la maggior parte dei quotidiani utenti di computer l'unico sistema operativo di cui si sospetti l'esistenza sia Microsoft Windows e forse MacOSX, questo mondo è pieno di alternative poco conosciute.

Per proseguire nel nostro viaggio avventuroso nell'informatica libera, proviamo a vedere più da vicino cosa ci offre il software libero in particolare nel settore dei sistemi operativi.
Il prodotto più noto fra questi è sicuramente GNU/Linux, ma è solo la punta dell'iceberg dell'infinita varietà disponibile. Un'altra famiglia di sistemi operativi liberi un po' meno nota è quella dei BSD e c'è perfino dell'altro in circolazione.


All'alba dell'informatica un paio di ricercatori iniziarono a sviluppare nei laboratori di una grande multinazionale delle telcomunicazioni, con un linguaggio di programmazione innovativo (il linguaggio C), un sistema operativo rivoluzionario e che avrebbe fatto la storia: Unix. Quei laboratori erano i Bell Labs e la multinazionale era la AT&T, all'epoca costantemente criticata dall'opinione pubblica per il suo stato di monopolista nel settore telefonico americano e in seguito smembrata in più compagnie.

Così bersagliata, la AT&T concesse l'uso di Unix e la possibilità di modificarlo alle università di tutto il mondo e lo sviluppo di questo sistema operativo fu favorito proprio dalle modifiche e le aggiunte apportate dalle migliori menti accademiche disponibili negli anni '70.

Con lo smembramento della monopolista AT&T nell'84, la condivisione gratuita del codice sorgente di Unix cessò e la ridimensionata AT&T iniziò la commercializzazione del sistema operativo. Nel frattempo l'Università di Berkeley sviluppò, a partire da una precedente versione di Unix, una propria derivazione libera chiamata BSD, mentre la AT&T proseguì per conto proprio lo sviluppo con codice chiuso rilasciando alla fine Unix System V.

Negli anni successivi nacquero molte derivazioni a codice chiuso, su specifica licenza di AT&T, di Unix. Fra le grandi società che fecero una propria versione ci sono IBM con AIX, Sun con SunOS/Solaris (oggi però parzialmente a sorgente aperto con OpenSolaris), Silicon Graphics con IRIX ecc...

Intanto BSD e le sue derivazioni ebbero guai legali, accusati di contenere codice Unix proprietario al proprio interno. E' in questo contesto che a partire dal '91 divenne rapidamente popolare un nuovo sistema operativo libero scritto questa volta da zero grazie all'intraprendenza dello studente finlandese Linus Torvalds, ma compatibile con gli standard e le caratteristiche salienti di Unix: Linux.

In realtà Linux è solo il cuore di un sistema operativo, ovvero un cosiddetto kernel. Tutto ciò che era necessario al funzionamento base del computer però era già pronto, sviluppato da una fondazione che si prefiggeva proprio lo scopo di creare dei cloni liberi dei software di utilità per Unix. Si tratta della Free Software Foundation (FSF), creata dal ricercatore del MIT Richard M. Stallman, che attraverso il progetto GNU (GNU is Not Unix) perseguiva già da anni questo obiettivo rilasciando programmi con licenza GPL, creata ad hoc dalla fondazione.

Alcune aziende e alcuni gruppi di sviluppatori iniziarono a distribuire Linux (anch'esso rilasciato con GPL) insieme ai programmi liberi del progetto GNU in quelle che si chiamano distribuzioni GNU/Linux. Queste, pur essendo basate per lo più su un comune gruppo di software e su kernel Linux, si sono differenziate per modalità di distribuzione e di manutenzione, modello di sviluppo, sponsorizzazione commerciale vs base comunitaria, sistema di pacchetti, programma di installazione, aggiornamento più o meno spinto dei software e così via. Oggi esistono centinaia di distribuzioni diverse di GNU/Linux, fra cui le più note sono Slackware, Debian, RedHat/Fedora, Suse, Ubuntu e così via, e contengono software di ogni genere, non più soltanto quelli del progetto GNU.

Da anni ormai anche i sistemi BSD hanno risolto le dispute legali sostituendo completamente le parti di codice di cui società commerciali rivendicavano i diritti, passati di mano più volte negli anni dalla AT&T ad altre società. Attualmente esistono molte derivazioni libere di BSD di altissima qualità. Le più diffuse sono FreeBSD, NetBSD e OpenBSD, tuttavia nessuna di queste si avvicina alla enorme popolarità ormai raggiunta da GNU/Linux.

Il mondo BSD, oltre alle differenze tecniche e nel modello di sviluppo molto meno "anarchico" e più rigidamente controllato da un ristretto gruppo di programmatori rispetto a GNU/Linux, ha anche delle differenze "filosofiche". Mentre GNU/Linux e la gran parte del software che con esso viene distribuito si basano sulla ben nota licenza GPL, i BSD si basano principalmente sull'omonima licenza che sta per Berkeley Software Distribution. Mentre la GPL obbliga chiunque a rilasciare sempre con licenza GPL eventuali software derivati e quindi a restituire alla comunità ciò che si prende da essa, la BSD non impone questa limitazione e consente di prendere un codice rilasciato con BSD per poi modificarlo e includerlo in un software proprietario senza rilasciarne il sorgente modificato. Non mancano esempi di colossi del settore che hanno attinto al codice BSD includendolo nel proprio software proprietario: Microsoft ha usato codice di FreeBSD nella parte di Windows che gestisce i protocolli per connettersi ad Internet e anche la Apple usa pesantemente per i Macintosh la tecnologia BSD nel proprio MacOSX (quest'ultimo è un vero e proprio sistema operativo di tipo Unix).

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domenica 5 luglio 2009

AI - Artificial Intelligence

La storia della AI ha un che di divertente, perché i primi risultati veri furono fantastici: macchine capaci di dare dimostrazioni di logica o di ottenere buoni voti in un corso di analisi matematica. Poi, però, cominciammo a realizzare macchine che fossero in grado di rispondere a domande su storie semplici come quelle che si trovano in un libro per bambini di sei anni. Non ci siamo ancora riusciti.

Marvin Minsky
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martedì 23 giugno 2009

UFO o non UFO?

O siamo soli nell'universo o non lo siamo. In entrambi i casi, la prospettiva è terrificante.

Arthur C. Clarke
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La fabbrica più vecchia del mondo (1)

E' la fabbrica del consenso. Ogni forma di governo, ogni regime, ogni struttura gerarchica che voglia continuare a campare ne ha sempre avuta una propria che la giustifichi e che motivi e gratifichi i propri sottoposti.
Qualche volta questa fabbrica è più evidente, qualche volta è più implicita. Qualche volta è una censura istituzionale, un ufficio di propaganda ben definito, una legge capestro sulla libertà di stampa, mentre in alcuni casi è solo una serie di forze naturali, che non per questo possono considerarsi eque, un po' come non può considerarsi tale la legge della giungla.
Più la fabbrica è efficiente, più è invisibile e impercettibile e allo stesso tempo pervasiva e avvolgente come l'aria, ma impenetrabile come un muro di gomma.

Meno di un anno fa ho avuto l'occasione di leggere il libro "La fabbrica del consenso" di Edward S. Herman e Noam Chomsky. Con questo articolo voglio sintetizzare le tesi del libro e dare qualche spunto di riflessione. Il punto che il libro si propone di dimostrare e spiegare è che le cosiddette democrazie occidentali (e in particolare quella leader degli USA), pur fondandosi apparentemente solo su delle "libertà" come quella di impresa, di parola, di stampa, di associazione ecc, hanno in sé dei vincoli automatici che ostacolano in maniera determinante la circolazione equa dell'informazione e dell'esposizione dei pareri, delle idee, dei punti di vista. Questa tesi viene chiamata "modello di propaganda".
Come è possibile che si generino questi vincoli in democrazie dove vige la libertà di parola e di stampa? La risposta è che la società capitalistica, basandosi sul libero mercato in ogni aspetto della circolazione delle notizie, produce automaticamente dei filtri che assecondano il punto di vista di una classe privilegiata, persino contro l'evidenza dei fatti.
Cominciamo quindi con la descrizione di questi filtri.

Il primo filtro, che è anche il più scontato, è la proprietà. Possedere un mezzo di comunicazione di massa non è da tutti: ci vogliono tanti soldi per sostenere un'attività duratura che produca flussi ininterrotti di notizie, consumi tonnellate di carta di qualità, invii reporter qualificati in ogni parte del mondo, ottenga la costosa concessione per trasmettere su frequenze nazionali, distribuisca contenuti aggiuntivi insieme al pacchetto (come libri e videocassette allegate ai giornali), produca film pieni di effetti speciali e trasmissioni dai budget faraonici. E quando dico "tanti" soldi intendo "a palate". Chiunque sia in possesso dei requisiti finanziari che consentano di ottenere questi mezzi, evidentemente appartiene ad una classe privilegiata non perfettamente rappresentativa di tutta la popolazione e che influenzerà in qualche modo i contenuti trasmessi nel mezzo. In alcuni casi sarebbe possibile accedere a simili capitali attraverso l'associazione di più individui appartenenti a una classe non privilegiata, ma ciò è vero entro certi limiti: da una parte la competizione rende sempre più difficile sostenere delle attività così dispendiose senza orientarle al profitto e senza l'appoggio di chi controlla lucrose attività produttive, dall'altra chi dirigerà poi materialmente un mezzo di comunicazione così ricco e importante rischia egli stesso di entrare a far parte della classe privilegiata. Comunque sia nella stragrande maggioranza dei casi i gruppi economici che gestiscono questi mezzi sono gli stessi proprietari di altre gigantesche strutture produttive. Per citare un esempio su tanti, il colosso industriale americano General Electric controlla anche la NBC Universal, grande compagnia di media ed entertainment, ma anche in Italia non mancano certo esempi simili. Gli stessi ricchi dirigenti di queste società passano da una industria manifatturiera ad una società di comunicazione e viceversa, con una certa disinvoltura. Riassumendo, la selezione del libero mercato tende a produrre concentrazioni di società di comunicazione sempre più grandi in dimensioni, sempre più legate a doppio filo con la proprietà delle attività produttive, dirette sempre più spesso dagli stessi loro dirigenti, sempre più orientate al profitto che le autosostenga.

Un secondo filtro, non meno importante, è la pubblicità. Gli inserzionisti (altre grosse società) assumono il potere di decidere a chi fornire un vantaggio competitivo nel libero mercato scegliendo su quale mezzo acquistare spazi pubblicitari. L'inserzionista favorisce chi trasmette dei contenuti che non mettano in discussione i suoi prodotti, il sistema capitalistico che lo fa prosperare, la classe privilegiata a cui appartiene il proprietario, ma anche quei contenuti, meglio se diretti ad un lettore in condizione di spendere molto, che creino un clima adatto a rendere il fruitore propenso all'acquisto dei suoi beni e servizi. L'editore, da parte sua, compete più che può per assecondare i desideri dell'inserzionista, essendo orientato al profitto, e dovendo competere con chi, avendo tanti inserzionisti, ha a disposizione più capitali da investire nell'attività di comunicazione. Stravolgendo il senso comune si potrebbe dire che l'editore non vende contenuti ad un lettore o spettatore, ma che al contrario vende il proprio pubblico a degli inserzionisti usando i contenuti come riempitivi per ospitarne la pubblicità. Considerato che per l'inserzionista è essenziale che il riempitivo non sia a lui ostile, che il pubblico non è tutto uguale ma vale di più quello che può spendere di più, che si calcola dal 70% al 95% la percentuale di introiti di tv e giornali derivante dalla pubblicità, diventa ovvio quale sia l'influenza che essa esercita sulle notizie. L'editore che non inseguirà lo sponsor soccomberà alla selezione naturale del libero mercato.

Il terzo filtro sono le fonti di notizie. I mezzi di comunicazione di massa hanno l'esigenza di un flusso costante di notizie affidabili da trasmettere, possibilmente in una forma quanto più possibile "pronta all'uso". Naturalmente è impossibile avere giornalisti disseminati in ogni luogo in cui sia possibile un evento da riportare, perciò ci si concentra presso le fonti di notizie maggiori, dove si fanno tante conferenze stampa e si emettono continuamente importanti dichiarazioni e comunicati, si producono statistiche. Inoltre riportare notizie da fonti non ufficiali espone in alcuni casi a problemi legali come cause per diffamazione. Le fonti che rispondono nel miglior modo possibile alle esigenze dei mezzi di comunicazione finiscono quindi per essere quelle governative, le più "ufficiali", le più numerose, quelle avvalorate dai presunti esperti più autorevoli, le più orientate alla stampa. Istituzioni come il Pentagono degli USA spendono capitali inarrivabili per gli altri nella pubblicazione di dossier, nella diffusione di comunicati, di dati di vario genere. Inoltre queste istituzioni hanno spesso dei contatti diretti sui luoghi in cui si verificano gli eventi e cercano di fornire le notizie in una forma quanto più possibile già pronta all'uso per i media, addirittura sincronizzando in una certa misura gli orari delle conferenze stampa con quelli dei notiziari televisivi. Naturalmente le fonti governative hanno una posizione politica ben definita e motivata e operano un'accurata selezione delle notizie su cui bisogna insistere, trascurando quelle più scomode, imponendo implicitamente su di esse il proprio punto di vista, dosando il tono e i dettagli più funzionali ai propri scopi. L'utilizzo di fonti con una pretesa di notevole oggettività come il governo consente fra l'altro di ridurre la spesa in vera investigazione giornalistica. Stando così le cose, si forma un rapporto di reciproco interesse tra il governo che spesso produce le notizie (tante, pronte, "ufficiali") e il mezzo di comunicazione che si limita a riferirle al grande pubblico. La dipendenza delle società di comunicazione diventa tale che non è più conveniente criticare una fonte così importante per la propria attività, tanto più che il governo è lo stesso che concede le licenze di uso di risorse preziose come la banda di trasmissione televisiva. In questa posizione di "fornitore", il governo può ostacolare con il suo peso una politica sfavorevole di una società di comunicazione, ad esempio imponendo ai propri esperti militari di non partecipare alle trasmissioni in cui siano invitati anche personaggi ad esso sgraditi. Il governo può anche dar vita o sponsorizzare una serie di enti, istituzioni o comitati che diano una maggiore aura di autorevolezza a questi suoi esperti, ostracizzando invece quelli ostili.

Gli ultimi due filtri li vedremo meglio nella seconda parte di questo articolo, ma per ora si può anticipare che sono in un certo senso indirette conseguenze dei primi tre. L'uno tratta in particolare degli attacchi polemici, concertati o meno da varie lobby, rivolti a un particolare articolo o trasmissione televisiva che canti "fuori dal coro" della propaganda governativa. L'altro è l'ideologia, tradizionalmente identificabile in Occidente, ma soprattutto negli USA, con l'anticomunismo, e che più di recente è stata gradualmente trasformata nella più generica guerra al terrorismo, dove con esso si tende ad etichettare chiunque si opponga con le armi alla politica estera del governo americano.

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martedì 27 gennaio 2009

Change has come (?)

All'improvviso mi svegliai e dissi: "Alice, Alice cos'è cambiato fra di noi?".
Lei disse: "Ma io non sono Alice".
Allora capii ...

da "Baol", Stefano Benni

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venerdì 10 ottobre 2008

La saggezza di Gordon Gekko

Dei comandamenti del capitalismo:

  • L'avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo. L'avidità in tutte le sue forme: l'avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l'umanità. E l'avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l'altra disfunzionante società che ha nome America.
Della distribuzione e origine della ricchezza:
  • Il più ricco 1% del paese possiede metà della ricchezza del paese, 5 trilioni di dollari. Un terzo di questi viene dal duro lavoro, 2/3 dai beni ereditati, interessi sugli interessi accumulati da vedove e figli idioti, e dal mio lavoro, la speculazione mobiliare-immobiliare. È una stronzata, c'è il 90% degli americani là fuori che è nullatenente o quasi. Io non creo niente, io posseggo.
Delle pie illusioni (in attesa del prossimo articolo sulla propaganda):
  • Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato.
Della fiducia nel prossimo:
  • Se vuoi un amico, prendi un cane.
Delle priorità:
  • È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione.

(Da "Wall Street" di Oliver Stone)
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domenica 9 marzo 2008

Gara al ribasso

Il mio complesso di inferiorità non è buono quanto il tuo.

Fortune
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lunedì 25 febbraio 2008

L'Amleto immaginario

Meglio una salute malferma o una solida ipocondria? Questo è il problema.
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venerdì 28 dicembre 2007

domenica 16 dicembre 2007

Soldati

Si sta come

d'autunno

sugli alberi

le foglie


Giuseppe Ungaretti
(Bosco di Courton - luglio 1918)

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sabato 15 dicembre 2007

Costanti universali

Che paese, l'Italia: mi sono distratto un attimo e non è successo niente.

Pericoli & Pirella
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domenica 9 dicembre 2007

Terzio Demonio


La vita corrotta e la violenza di Terzio D erano ben note fino alla più remota periferia della Galassia. D'altra parte in pochi ne avevano avuto esperienza diretta ed era proprio per questo un terreno fertile per leggende fra le più disparate, usate dagli oratori per arringare le platee durante le prediche sulla moralità e sui valori dell'Impero.

Quando giunse sul pianeta, tutto ciò che si aspettava dipendeva dai pregiudizi assorbiti in anni di propaganda negativa, ma era sempre stato scettico al riguardo e dentro di sé sentiva che neanche un decimo di ciò che si raccontava in giro era verosimile.

Il gruppo del suo pianeta d'origine lo aveva inviato lì in missione per diffondere la Dottrina. Lo avevano messo in guardia su quanto quei Terziani fossero riluttanti alla conversione e di quanto in parte continuassero ad esserlo alcuni piccoli e sparuti centri di potere clandestini del pianeta. Da quando le missioni erano giunte su Terzio alcuni anni prima, grandi progressi erano stati fatti, ma era stata dura. La popolazione non era molto progredita per cultura e tecnologia, ma era così coriacea e da alcuni studi sembrava che le caratteristiche genetiche della specie autoctona ostacolassero ancor più la correzione del degrado e dei vizi così diffusi.

I miglioramenti avevano avuto un costo: dall'insediamento dei primi centri di rieducazione, quasi una ventina di missionari più giovani di lui erano stati assassinati in imboscate di guerriglieri e in alcuni casi i corpi orrendamente mutilati o studiati nei laboratori di quelli. Questo pensiero lo terrorizzava a morte. L'appoggio del Governo alla Dottrina per fortuna però era stato energico e una spedizione militare inviata inizialmente a protezione dei missionari, in seguito fu rafforzata per pacificare per sempre il pianeta, ottenere la gestione delle sue risorse ed indirizzarle verso una distribuzione più adeguata ai bisogni di tutto l'Impero, ma anche per stabilire basi per la diffusione sul posto dei prodotti lavorati della Galassia centrale. Si trattava dei prodotti imperiali che dovevano sostituire, a beneficio di tutti, quei ridicoli "giocattoli" sui quali si basava quella loro economia primitiva.

In quel braccio della Galassia, ogni pianeta aveva appreso e messo in pratica rapidamente, guidato dalla propria classe dirigente opportunamente istruita dai missionari, gli insegnamenti della Dottrina. Lì sì che avevano compreso gli enormi vantaggi dell'ortodossia e abbandonato per lo più il vizio. Presto avrebbero anche goduto del giovamento portato dall'afflusso delle merci dell'Impero e dall'oculata gestione imperiale delle risorse locali. Certo la riconversione economica aveva portato qualche squilibrio e povertà diffusa tra gli abitanti ormai decimati su quei pianeti, ma presto le cose sarebbero cambiate. Si poteva esserne certi, c'era la garanzia dell'Imperatore su questo.

Molte canaglie su Terzio D invece si ostinavano caparbiamente nella rivolta armata. La spedizione militare, per contrastare le ribellioni, era costretta a soluzioni drastiche e alcuni esemplari terziani non direttamente coinvolti nella guerriglia erano rimasti danneggiati o scomparsi a causa delle opere di vigorosa pacificazione e stabilizzazione. Le condizioni della popolazione erano pessime, ma bisognava sconfiggere la barbarie di quei criminali perché i benefici dell'appartenenza all'Impero potessero farsi sentire, così s'era espresso l'Imperatore negli ultimi interventi pubblici.

Ad alcuni missionari come lui veniva concesso di portare conforto alle popolazioni locali nei teatri di guerriglia. Ogni giorno nei bollettini informativi di tutto l'Impero venivano riportati fatti cruenti, ogni giorno un missionario, un soldato, o ancora una decina di esemplari terziani rimasti uccisi a causa di quei violenti. Non riusciva a capacitarsi della malvagità della popolazione terziana verso i propri simili e verso chi come lui andava lì in missione per il loro bene.

Scese dal veicolo, appena atterrato nel campo militare, e trovò un ufficiale ad accoglierlo.
- Benvenuto, indottrinatore... Amer, giusto? - disse quello sfogliando alcuni documenti.
- Giusto.

Fu accompagnato nei lussuosi palazzi circondati dai militari. In quegli edifici spesso venivano ospitati i giornalisti che riportavano le notizie per le trasmissioni dell'Impero. In questo caso ospitarono per la prima accoglienza anche Amer, prima che potesse essere inviato nella vera destinazione della missione. Fu prima sottoposto alle perquisizioni rituali, ma essendo un indottrinatore non fu infastidito più di tanto dai soldati poiché verso essi usavano un certo riguardo.

Mentre attraversava gli interminabili corridoi, notava le molte ricchezze terziane che erano state raccolte lì, in parte per dimostrare come, nonostante la guerriglia e l'insicurezza, l'Impero riusciva a salvare dalle mani dei ribelli tante straordinarie opere d'arte del passato.

Finalmente il soldato lo lasciò davanti ad un ingresso.
- E' ancora qui il suo indottrinatore guida. Entri pure, le spiegherà tutto quel che c'è da fare e alcune cose da sapere sul luogo dove andrà - disse prima di sparire lasciando dietro di sé il rumore sordo dell'armatura da guerra.

Amer entrò ed ebbe il colloquio con la guida. Più tardi andò a riposarsi per una prima notte nella stanza che gli era stata assegnata.

Ciò che la guida gli aveva detto lo aveva sconvolto: le sue parole gli risuonarono ancora nella mente fino a poco prima che riuscisse a prendere sonno.

- Questa è una specie difficile. Terzio D è il nome che è stato dato al loro pianeta secondo le convenzioni imperiali, essendo il terzo del suo sistema. E' raro, sa? I pochi altri già scoperti in questa strana posizione ovviamente sono Terzio A, B e C. Rispetto a quelli però questo posto è un inferno, per questo fra noi si dice che la D di Terzio D stia per "Demonio", la personificazione del male secondo certe credenze pagane di questo pianeta.
Pochi invece sanno il nome usato dagli indigeni per questo mondo: "Terra". Curioso, vero? - così a fine colloquio aveva detto, quasi divertita, la guida.

(scusa Brown!)

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sabato 1 dicembre 2007

Aspirazioni contenute

Potrei essere Capitano per anzianità, ma non ho mai voluto essere
nient'altro che un ingegnere.

Scott, "Relics" (The Next Generation - Star Trek), data astrale 46125.3
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giovedì 29 novembre 2007

Ricomincio da qui

Dopo tanti mesi di silenzio, dopo quasi un anno con un mezzo-blog, ho deciso di traslocare e riprovarci qui.

Visto che si avvicina l'anno nuovo, preparo i buoni propositi. Saranno:

  • scrivere piccoli racconti di fantascienza e poesiole (artigianato)
  • raccogliere le citazioni che mi colpiscono di più (citazioni)
  • fare qualche riflessione sull'attualità o sulla routine quotidiana (riflessioni)
  • fare un po' di divulgazione "tecnologica" (informatica)
  • variare sondaggio ogni qualche mese
  • se nel frattempo riesco anche a fare "il mio dovere" di studente non è male

Vediamo come va stavolta.
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sabato 3 marzo 2007

Adesso basta

Bisogna fare le persone serie!


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venerdì 9 febbraio 2007

Ipocondrie sofisticate

Sindrome di Asperger

(Attenzione, leggere con cautela)


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Il lonfo

Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s'archipatta.

E' frusco il lonfo! E' pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!

Se cionfi ti sbiduglia e t'arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.

(da "Gnosi delle fanfole" di Fosco Maraini)


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venerdì 19 gennaio 2007

Questioni di principio

Prima della rissa
Bambino: "Che sta succedendo qui?"
Trinità: "Hanno offeso la legge"
Bambino: " No!"
Trinità: "Si!"
Trinità: "Hanno detto che io sono un figlio di una vecchia bagascia..."
Bambino: "Questo è grave! Ora come la mettiamo ragazzi!?"

Dopo la rissa
Trinità: "Be', quando ha detto che nostra madre è una vecchia bagascia..."
Bambino: "Ma è la verità!"
Trinità: "Si, ma non è vecchia!"

(da "Lo chiamavano Trinità...")


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